I giorni del Coronavirus

In questi giorni in cui l’epidemia ci costringe a riscoprire la straordinaria importanza del nostro essere umani, riscopriamo che la vera difesa dell’Italia passa per una nuovo modo di esserci e di aiutarci. Ci voleva un Decreto che ci invitasse a guardare, a fissare l’altro a sorridergli di gusto per dimostrare che l’incontro è avvenuto, anche se le mani non si toccano, se non ci sono abbracci e ci costringe a comunicare con lo sguardo e con le emozioni, ci connettiamo con il cuore alle tante lezioni che questo Virus sta dando all’umanità. Il Decreto non può dirlo, ma potrebbe essere letto così. Non potete toccarvi: guardatevi negli occhi, chiedetevi come state, chiedetevi cosa vi aspettate dagli altri e cosa vorreste essere o fare per gli altri, chiamate un amico che non sentite da tanto, ritrovatevi per una serata in famiglia, basta mantenere le giuste distanze, assicurati che il tuo vicino stia bene…. In questi giorni, una cosa non è cambiata, mentre una parte consistente del mondo è intenta ad affrontare la più grande emergenza sanitaria, con pericolo di vita soprattutto per anziani e persone ammalate, tanti senza fissa dimora, profughi, famiglie, persone migranti, bambini (che muoiono sotto le bombe e nessuno ancora sa quanti siano), persone e famiglie in fuga dalla guerra in Siria dalle dittature, dai disastri ambientali e dalle povertà, stanno provando a sopravvivere al freddo, al gelo, alle torture, ai respingimenti della polizia nel confine tra Turchia e Grecia, ci suggeriscono di connetterci almeno con il cuore con questi dolori. In questo periodo in cui anche le lezioni con i più piccoli si interrompono nell’incontro quotidiano, siamo tutti invitati a connetterci a distanza, a creare dei ponti, a metterci nei panni dei più deboli degli invisibile e di chi scappa da giorni da mesi da anni. In questo ultimo anno, una nuova, ma anche vecchia politica, ha terrorizzato il mondo facendo credere a milioni di persone che accogliere con amore e intelligenza le persone migranti fosse un pericolo per la razza e per l’economia mondiale: ora che un piccolo virus con un diametro tra i 20 ed i 300 nanometri ha messo in ginocchio in un colpo solo l’economia italiana e non solo, torniamo ad essere più umani e più accoglienti, possiamo farcela. I giovani studenti e non solo, si connettano con il mondo che viviamo oggi, e dicano da che parte intendono stare rispetto ai suoi dolori. Il Covid-19 ci paralizza in casa, ci ha tolto la libertà di circolare liberamente, può far morire i nostri anziani e i nostri ammalati, costringe un medico a scegliere chi mandare in rianimazione tra un anziano e un giovane, richiede più posti negli ospedali di quanti ne abbiamo a disposizione, più medici e infermieri, di quanti ce ne siano, grazie a politiche precedenti.
Ma anche l’indifferenza sta uccidendo ogni ora centinaia di bambini, famiglie e profughi ai confini con la nostra Europa, perché nessuno ha posto per loro, ne ieri ne oggi….. L’indifferenza uccide ogni giorno nelle città, nei quartieri, nei paesi. #iorestoacasa, e visto che abbiamo tanto tempo prezioso, connettiamoci con il cuore e facciamo tesoro di tutto questo.

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